Via della surrealtà – Passo passo

Ho ascoltato e riascoltato la canzone di Bob Dylan, poi ho ascoltato e riascoltato la canzone di Fabrizio De Andrè, finché nella mia testa è sbocciato… Il grande nulla cosmico. Quatta quatta è arrivata domenica e c’era ancora il grande nulla cosmico.
Spronata dalla scadenza imminente come solo una ritardataria professionista può essere, ho capito che non potevo più cincischiare e, invece di continuare a lottare con Esso, ho deciso di abbracciarlo. Così ho afferrato un foglio nero e gli acrilici, per mettermi a disegnare tutto quello che mi passava per la testa ascoltando la canzone. Come veniva, pezzo dopo pezzo, senza nessun progetto in particolare. Per cominciare la gamba di Cenerentola (so che non ha le mani in tasca come nel testo, ma c’è la scarpetta di cristallo!), poi il funambolo con la sua corda. Per ognuno ho dato un primo passaggio in acrilico bianco, in modo da definire le forme, e poi via di colori per riempire il disegno con tutta la tavolozza. Lo si nota bene con quello che cade dal cucchiaio.
Dando una sbirciata a quello che aveva preparato Oscar, mi ha divertito l’idea del Casanova ciccione e l’ho aggiunto al volo, con il cucchiaio e la sua linguona. Quando l’ho fatta vedere a Oscar e lui ha commentato che allora si capisce quale sia il suo trucco con le signore, mi è stato chiaro che era abbastanza oscena (e il mio fidanzato abbastanza scemo) da ottenere l’effetto voluto. In men che non si dica sulla scena è sbucato anche il circo, che ero indecisa se lasciare piatto in bianco e rosso o delinearlo con le ombre come ho fatto alla fine, e per finire ho dato una spolverata di nubi cariche di pioggia, un po’ per riempire il vuoto del buio e un po’ per ricordarci che in ogni noir che si rispetti piove sempre un po’. Anche in uno così surreale.

Maria

Scrivere questa frittella è stato come girare un cortometraggio, subentrando alla regia dopo che è già stato fatto il casting. Una marea di personaggi, la quintessenza del gioco che cerchiamo di fare qui… Ma con una carica surreale pazzesca, di quelle che se ne fregano della coerenza, della storia e del buon senso. Per prima cosa mi sono riletto per bene il testo della canzone, appuntando tutte le cose che mi piacevano e che sapevo di voler inserire. Avevo la base chiara intesta fin dall’inizio: volevo che Caino tornasse a impastare le sue frittelle e volevo vederlo in azione, senza più incastrarsi in cupe e lagnose riflessioni. Aggiungiamoci che a me la musica di Bob Dylan fa sempre un po’ noir, inteso come storie ruvide e di strada, e si spiegano le frittelle di contrabbando.
Dal punto di vista stilistico, ho letto qualche racconto surreale che avevo sottomano. Li ho trovati affascinanti e al tempo stesso irritanti, perché sono molto legato all’idea della scrittura come narrazione e non riesco a non farmi venire la mosca al naso quando ho l’impressione che non si vada da nessuna parte, che sia tutto un gioco astratto e cerebrale. Per questo mi è venuto naturale limitarmi a qualche metafora surreale, giusto per accennare alla cifra stilistica e ottenere l’effetto ironico che alla fine è quanto mi interessa di più. Anche se non ci avrei scommesso una lira, devo ammettere che mi sono divertito a giocare con un modo di scrivere che sento lontano da quello che mi piace leggere di solito. E’ proprio vero che alla fine tutto il mondo è paese.

Oscar

Categorie: Accidia - Le fatiche per Caino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.