Wunderkammer

 

wunderkammer

Nell’oscurità del monastero, tra i meandri del sotterraneo, due figure ammantate nel saio dei domenicani bisbigliavano. La luce densa e rossa si rifletteva sulla mano tesa del primo uomo, insistente e tentatrice nell’offrire un segreto proibito. L’altro uomo, però, continuava a ritrarsi, anziché accettare il frutto del peccato.
“Non insistere! Mostrami come hai creato codesta corbelleria, acciocché io possa decidere se pigliarla. Altrimenti nisba.”
“Senti Filippo…”
“Fra’ Giordano!”
“Sì, come ti pare. Non l’ho impastata nel monastero.”
“Allora nisba.”
L’uomo senza nemmeno si sbracciò stizzito, trattenendosi a stento dal saltare alla gola dell’altro. Il suo lungo sospiro riecheggiò tra le pietre antiche.
“E’ una frittella. E non sono andato a saccheggiare il tabernacolo per metterla insieme. Si può sapere cosa diavolo può avere che non vada? Arsenico? Cianuro? Belladonna?”
“Carne.”
Ci fa un attimo di silenzio imbarazzato.
“Carne?”
“Sì, potresti aver scannato una qualche povera bestia per insaporirla.”
“Ma non è pasticcio di rognone: è una frittella!”
Giordano incrociò le braccia, inamovibile dal suo dogma filosofico.
“Mostrami la preparazione.”
“Non saprei come.”
“Seguimi.”
Come ombre, i due uomini in saio si districarono tra li angoli di pietra, finché quello che faceva strada scostò un arazzo, trasse una pesante chiave dalla cintura e introdusse l’altro in un passaggio segreto. Accendendo due torce, rivelò infine una piccola sala, ingombra di una quantità grottesca di ammenicoli assortiti. Sporgevano dalle bacheche sulle quattro pareti, ingombravano il grosso tavolo e pendevano persino dal soffitto. La loro varietà era tale da far inciampare la lingua nella ricerca di una definizione.
“Ecco la mia wunderkammer. Non farà invidia a quella dell’Imperatore Rodolfo, ma d’altronde le vie tramite le quali il Signore c’insegna la modestia sono infinite.”
L’altro uomo sollevò un sopracciglio, mentre gettava uno sguardo perplesso a Giordano. Dovevano essere ben trafficate o dissestate tutte quelle strade, visto quanto poco l’insegnamento era arrivato a destinazione.
Mentre lui malignava, però, Giordano aveva sgombrato una porzione di tavolo, per disporvi una serie di alambicchi e una cesta di ortaggi. Comporre quell’incrocio tra un laboratorio d’alchimista e un banco ortofrutticolo gli avrebbe richiesto ancora acqua, fuoco e tempo, perciò l’ospite s’intrattenne sbirciando tra le curiosità sulle pareti. Un’infinità di libri censurati, una bizzarra assenza di animali impagliati e al posto d’onore un quadro, il volto di un uomo delineato affastellando verdure. Perplesso, l’uomo guardò meglio e sorrise capendo l’equivoco: avevano appeso al contrario il quadro di una ciotola d’insalata. Stava per raddrizzarlo, quando si accorse che la firma era già perfettamente dritta e recitava il nome di un tale Giuseppe Arcimboldo.
“E’ pronto. A te la mossa, amico mio.”
Tornato da Giordano, l’ospite vide che aveva messo insieme un assurdo marchingegno fatto di boccette di vetro, fili di rame, liquidi sulfurei e verdure di stagione. Si grattò la testa, alla ricerca d’ispirazione su cosa si aspettasse il monaco. Infine ghignò.
“Come hai potuto, Giordano?”
Due occhi spalancati e accusatori si posarono sul padrone di casa, sgomentandolo.
“Non capisco. Ti ho forse offeso?”
“Da dove arriva tutto questo ben di Dio?”
“Dall’orto del monastero. Perché?”
“Perché ho visto come trattate la verzura! Di certo non aspettate che cada da sola dall’albero o lasci il suolo di sua spontanea volontà, nevvero?”
“Ma… Ma…”
Il monaco venne azzittito da un dito sventolato di fronte alla faccia.
“Queste carote, rapite! Queste bietole a fette, assassinate! E le loro spoglie trafitte, insepolte, torturate perfino!”
Davanti a quella furia Giordano si fece piccolo piccolo, senza osare replicare.
“Non fosti tu a condannare Abele, carnefice omicida di animali? Meritevole di essere ammazzato? Tu non sei Caino, mio caro. Ti piacerebbe, ma non lo sei!”
Con un gesto teatrale, l’uomo gettò la frittella sul tavolo.
“E’ per misericordia, che te la lascio comunque. Studia e svelane da solo i misteri. E’ fatta come Caino comanda.”
In uno svolazzare del saio, l’ospite girò sui tacchi e imboccò l’uscita.
Dietro di lui Giordano deglutì, prese il dolce tra le dita e con l’altra mano annaspò alla ricerca di una lente d’ingrandimento. Come ogni questione teologica, il dogma della frittella avrebbe richiesto studio, metodo e ricerca.

Categorie: Gola - Le frittelle di Caino

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